L’avaro secondo Grock.

Questa non è una recensione. E’ un invito.

Per quelli più pigri e per quelli più moderni. Per quelli che dicono “non fa per me” e quegli altri che sbadigliano ancora prima di finire di pronunciare la parola “teatro”.

Lo ammetto, qui ed ora e non lo nego, che può esistere (ed esiste ve lo giuro perché l’ho visto), un Teatro un po’ ostico e difficile. Lontano sia dal luogo comune che dalla comprensione più plausibile. Un teatro verso cui bisogna essere educati,  portati per mano, accompagnati.

Ma resta e ne rimane il fondamento, quel Teatro immediato dove il pubblico non è mai uno spettatore, ma una parte attiva dello spettacolo. Come fosse un uomo in più. Il più importante.

“Quelli di Grock” non smetteranno di cantarvelo, all’inizio e alla fine, perché ricordiate bene come ci si sente ad essere “il re della compagnia”. Quello che decide di pagare per  ridere, piangere e alla fine applaudire.

Un teatro di tradizione e innovazione, che si prende in giro e recita se stesso.

L’esempio perfetto del classico che non annoia.

Vogliatevi bene, lasciate perdere i trenini e le lenticchie. A capodanno, andate a Teatro.

L’avaro, Teatro Leonardo di Milano. In scena fino al 1° Gennaio 2014.

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