Momix: Alchemy

Assistere ad uno spettacolo dei Momix significa isolarsi dal mondo per almeno un’ora e mezza, entrare in un luogo fatto di sogni, atmosfere mistiche e ancestrali, dominato dalla luce e dal suono, dalla grazia, dalla potenza e dalla sensualità dei corpi.momix_in_alchemy_352-288

La straordinaria compagnia teatrale di ballo guidata da Moses Pendleton ha raggiunto fama mondiale grazie ad opere di eccezionale bellezza, che attraverso i temi della natura e dell’arte e l’utilizzo di musiche, suoni, luci, ombre e colori creano atmosfere di sospensione magica e di intenso coinvolgimento emotivo.

In Botanic i temi della natura sono predominanti all’interno di un viaggio di continue metamorfosi tra uomini, animali e piante, nelle quattro stagioni dell’anno, in un caleidoscopio di colori, forme mutevoli e acrobazie mozzafiato, all’insegna dell’evoluzione e del cambiamento.

Il recentissimo Alchemy tratta invece degli elementi base della vita: terra, acqua, aria, fuoco. All’apertura del sipario ci troviamo immersi sul fondo dell’oceano, nella grande barriera corallina tra gli squali; poi ecco la foresta e il fuoco che rinnova: bellissimo il drappo rosso a 6 capi che sventola furiosamente a simboleggiare la vitalità della fiamma. Poi la terra, i fossili e l’uomo, con una suggestiva evocazione delle prime forme dell’arte: i costumi di scena evocano la Dea Madre e le veneri paleolitiche in una danza magnetica e terribilmente sensuale.

Poi, dopo una parentesi tra le galassie, ecco un’autentica carezza al cuore: sulle note di Morricone (Il tema di Debora, da C’era una volta in America) una danza d’amore leggera, sospesa, eterea, tra luce e ombra.

Poi l’esplosione della vitalità corporea con il numero degli specchi, che moltiplicano il numero dei corpi sul palco proiettandoli in ogni direzione, fino al punto che l’osservatore non è più in grado di rendersi conto di quanti artisti vi siano in scena e quali siano quelli reali..

momix_paginaQuindi un susseguirsi senza posa di forme archetipiche e mutevoli: crinoline che diventano prima valve di conchiglia, poi abiti di scena; parallelepipedi neri che acquisiscono vita, si trasformano; piramidi che si deformano a seconda dei movimenti dei corpi contenuti nel loro interno.

Il tutto giocato sempre tra chiaro e scuro, grazie a tre fonti di luce che scendono dall’alto e si spandono sul palco come drappi di pizzo.

La natura come ispirazione, il corpo come espressione.

Libertà, assoluta libertà.

Annunci

Quartett

Valter Malosti porta in scena la versione disidratata e disincantata del già masterpiece cinematografico  Le relazioni pericolose.

Il testo, recitato in due e pensato per quattro, colpisce e travolge di pugni fitti e parole spavalde.

Raffiche continue, feroci e inappellabili. Fino al colpo di grazia.

Definitivo e senza scampo.

Un corpo a corpo tra antagonisti crudeli, determinati a masticarsi fin dentro al cuore.

Scuoiare ogni sentimento.

Sublimare la crudeltà in poesia.

Superare la morte, già in questa vita.

La delicatezza di un négligé rosa pallido, illumina di contrasto la nera bravura della protagonista femminile di questa sfida. Prima donna, in assoluto, come e più di Eva. Incanta, fino a far perdere la testa con un colpo di ghigliottina.

L’universo maschile che risponde, a tratti cede alla vanità di un ruolo da conquistatore oramai traballante.

Per giocare al massacro, occorre la furba intelligenza della pazienza.

Il pubblico è teso, in bilico su una corda che ondeggia sull’abisso di un piacere sconsiderato.

Il testo, splendido e maledetto, non sussurra mai una volta la parola redenzione.

Vita che non supera la morte. Ma che si vive fino all’ultimo cedimento. Quello della propria carne masticata in silenzio. Da soli.

Dentro una boccata di fumo sputata in aria.