Dai Maya ad Einstein, alla ricerca dell’unità

Distribuito al di fuori dei canali tradizionali del cinema, ovvero tramite la distribuzione indipendente e multimediale, il film-documentario Un altro mondo, di Thomas Torelli, si pone come obiettivo di dimostrare l’esistenza di un forte legame tra le persone che popolano la Terra, il pianeta stesso e tutto ciò che in esso è compreso: piante, animali, acqua, aria.

Un-altro-mondo_poster_NOV_72dpi

La forza del film è quella di far dialogare le due dimensioni della speculazione umana: la scienza e la religione o, se volete, la materia e lo spirito.

Da un lato la fisica quantistica tende a dimostrare l’esistenza di legami tra particelle subatomiche poste anche a milioni di chilometri di distanza (entaglement), dall’altra la cosmologia dei popoli precolombiani postula la presenza della Madre Terra e del Grande Spirito come elemento di congiunzione tra le creature viventi del pianeta.

E’ dunque possibile sostenere che la fisica ultra-moderna e la cultura amerindia condividano la stessa visione del mondo? Che abbiano cioè colto l’essenza di un legame invisibile e misterioso che intercorre tra tutte le creature della Terra?  Che il tempo sia solo un’illusione? E che la famigerata energia oscura che permea l’universo per oltre il 70% della sua massa -e che i fisici stanno disperatamente cercando di identificare- sia in realtà il pensiero?

Il film si presenta come un collage di contributi provenienti da personalità disparate: fisici, cultori delle civiltà protoamericane, scrittori, antropologi e, in considerazione della estrema eterogeneità dei temi trattati, si presenta ben costruito e coerente: un insieme di voci che risuonano all’unisono.

Forse un po’ troppo semplificatorio nella tesi finale e, a ben vedere, nemmeno così “rivoluzionario”, il film di Thomas Torelli offre tuttavia un valido contributo al dibattito attuale sulla salvaguardia del pianeta, purché chi osserva sia disposto ad offrire la sua complicità, cioè a mettersi in discussione e ad ascoltare voci e suggestioni che vengono da mondi lontani.

Momix: Alchemy

Assistere ad uno spettacolo dei Momix significa isolarsi dal mondo per almeno un’ora e mezza, entrare in un luogo fatto di sogni, atmosfere mistiche e ancestrali, dominato dalla luce e dal suono, dalla grazia, dalla potenza e dalla sensualità dei corpi.momix_in_alchemy_352-288

La straordinaria compagnia teatrale di ballo guidata da Moses Pendleton ha raggiunto fama mondiale grazie ad opere di eccezionale bellezza, che attraverso i temi della natura e dell’arte e l’utilizzo di musiche, suoni, luci, ombre e colori creano atmosfere di sospensione magica e di intenso coinvolgimento emotivo.

In Botanic i temi della natura sono predominanti all’interno di un viaggio di continue metamorfosi tra uomini, animali e piante, nelle quattro stagioni dell’anno, in un caleidoscopio di colori, forme mutevoli e acrobazie mozzafiato, all’insegna dell’evoluzione e del cambiamento.

Il recentissimo Alchemy tratta invece degli elementi base della vita: terra, acqua, aria, fuoco. All’apertura del sipario ci troviamo immersi sul fondo dell’oceano, nella grande barriera corallina tra gli squali; poi ecco la foresta e il fuoco che rinnova: bellissimo il drappo rosso a 6 capi che sventola furiosamente a simboleggiare la vitalità della fiamma. Poi la terra, i fossili e l’uomo, con una suggestiva evocazione delle prime forme dell’arte: i costumi di scena evocano la Dea Madre e le veneri paleolitiche in una danza magnetica e terribilmente sensuale.

Poi, dopo una parentesi tra le galassie, ecco un’autentica carezza al cuore: sulle note di Morricone (Il tema di Debora, da C’era una volta in America) una danza d’amore leggera, sospesa, eterea, tra luce e ombra.

Poi l’esplosione della vitalità corporea con il numero degli specchi, che moltiplicano il numero dei corpi sul palco proiettandoli in ogni direzione, fino al punto che l’osservatore non è più in grado di rendersi conto di quanti artisti vi siano in scena e quali siano quelli reali..

momix_paginaQuindi un susseguirsi senza posa di forme archetipiche e mutevoli: crinoline che diventano prima valve di conchiglia, poi abiti di scena; parallelepipedi neri che acquisiscono vita, si trasformano; piramidi che si deformano a seconda dei movimenti dei corpi contenuti nel loro interno.

Il tutto giocato sempre tra chiaro e scuro, grazie a tre fonti di luce che scendono dall’alto e si spandono sul palco come drappi di pizzo.

La natura come ispirazione, il corpo come espressione.

Libertà, assoluta libertà.