Un tram che si chiama desiderio

La scena è ingombrante e la vista accecata.

I fari fissi sono puntati sul pubblico, luce viva che morde gli occhi e costringe ad un disagio obbligato e perenne.
Altri fari mobili, a scatti continui, seguono gli attori sulla scena, e ritornano ad aggredire il pubblico. A suo malgrado, inchiodato agli eventi.
Narrati, quasi accompagnati da una voce che altrimenti sarebbe fuori capo, ma che nell’allestimento di Latella diventa protagonista.
Sono tanti i fantasmi da affrontare, portando in scena il classico immenso e magnifico di Tennessee Williams. E non c’è che un solo modo per farlo: scardinando ogni rimando.
Il mondo di Blanche urla un disperato sogno/bisogno: Io non voglio il realismo.

E da qui, tutto si anima e svolge.
Un racconto al rovescio, che non si muove sulla scena, così fastidiosamente densa di casse, assi, luci e microfoni.
No, non è li che vibra l’azione consumata in dramma.
L’azione è nella testa.
Quella del pubblico, inchiodato sulle sedie, stuprato dalla visione di un disagio ansimato e assoluto. Raccontato passo passo in uno scambio ora serrato ora appena appena accennato.
Uno sguardo di Blanche, un silenzio fulgido di Stella, l’impietoso cinismo masticato e sputato rabbioso da Kowalski.

Scena dopo scena Latella costruisce il suo spettacolo hollywoodiano, sugli appunti precisi del dottore che accompagna Blanche come fosse voce di coscienza: custode assoluto di quel bisogno di fiaba, esasperato fino alla disperazione di ogni se.

Quando tutto si spegne, capisci che “Certe volte all’improvviso esiste dio”.

Premio Ubu e Premio Hystrio per la regia di Antonio Latella. Premio Hystrio e premio Le maschere del Teatro a Laura Martinoni, miglior attrice protagonista. Premio Ubu e premio Le maschere del Teatro a Elisabetta Valgoi, miglior attrice non protagonista.

Annunci