I fratelli Servillo e le voci di dentro

Una stanza spoglia, un tavolo, qualche sedia impagliata e un mobile sullo sfondo.

La famiglia Cimmaruta vive una vita tranquilla nella Napoli dell’immediato dopoguerra. Un giorno si ritrovano in casa i fratelli Saporito, Carlo e Alberto: vicini di pianerottolo, scapoli, apparecchiatori di feste popolari. Improvvisamente fa irruzione la polizia che arresta i Cimmaruta: Don Alberto, infatti, li ha denunciati per aver ucciso un tale, Aniello Amitrano, e per averne nascosto il corpo. Rimasto solo in casa, si dedica a cercare le prove … ma … solo allora si accorge di aver sognato tutta la vicenda e di aver innescato un pericoloso circuito di sospetti e delazioni reciproche.

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Le voci di dentro è forse la più amara commedia di Eduardo De Filippo, nella quale l’ironia sottesa dall’assurdità della vicenda è presto superata dallo sconcerto per la meschinità umana, per il predominio dell’incomunicabilità, diffusa ormai anche in un contesto familiare, nel quale perfino i rapporti più consolidati vengono incrinati dal sospetto, dalla malafede, dall’odio latente.

Dopo il successo di Sabato, domenica e lunedì, portato in scena dieci anni fa, Toni Servillo dirige un allestimento nuovo e innovativo, ed è un trionfo: 1 ora e 45 minuti senza interruzione, tre atti tutti d’un fiato -solo una breve dissolvenza di luce negli intervalli- con un sapiente dosaggio di parti comiche e drammatiche. Si ride tanto, ma si pensa anche molto a proposito dei fantasmi e delle paure che si materializzano nell’animo umano e che portano inevitabilmente a distruggere i rapporti, a spezzare i legami di sangue.

Reso omaggio ad una compagnia teatrale interamente all’altezza delle aspettative, occorre sottolineare la perfetta intesa tra i fratelli Servillo: da una parte Toni (Don Alberto) parolaio, stralunato, ingenuo, dall’altra Peppe (Don Carlo) sulfureo, perfido, scaltro.

Uno stupendo gioco di parole e silenzi, di gesti e sguardi.

Una complicità infinita e naturale, nel segno della vita e dell’arte.

Le voci di dentro

Regia: Toni Servillo

con: Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Toni Servillo, Peppe Servillo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino

scene: Lino Fiorito
costumi: Ortensia De Francesco
luci: Cesare Accetta
suono: Daghi Rondanini
foto: Fabio Esposito
produzione: Teatri Uniti di Napoli, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro di Roma.

La tournee: http://www.toniservillo.it

L’avaro secondo Grock.

Questa non è una recensione. E’ un invito.

Per quelli più pigri e per quelli più moderni. Per quelli che dicono “non fa per me” e quegli altri che sbadigliano ancora prima di finire di pronunciare la parola “teatro”.

Lo ammetto, qui ed ora e non lo nego, che può esistere (ed esiste ve lo giuro perché l’ho visto), un Teatro un po’ ostico e difficile. Lontano sia dal luogo comune che dalla comprensione più plausibile. Un teatro verso cui bisogna essere educati,  portati per mano, accompagnati.

Ma resta e ne rimane il fondamento, quel Teatro immediato dove il pubblico non è mai uno spettatore, ma una parte attiva dello spettacolo. Come fosse un uomo in più. Il più importante.

“Quelli di Grock” non smetteranno di cantarvelo, all’inizio e alla fine, perché ricordiate bene come ci si sente ad essere “il re della compagnia”. Quello che decide di pagare per  ridere, piangere e alla fine applaudire.

Un teatro di tradizione e innovazione, che si prende in giro e recita se stesso.

L’esempio perfetto del classico che non annoia.

Vogliatevi bene, lasciate perdere i trenini e le lenticchie. A capodanno, andate a Teatro.

L’avaro, Teatro Leonardo di Milano. In scena fino al 1° Gennaio 2014.