Il Prigioniero. Storia di un serial che ha fatto epoca

ImmagineViso tirato, abito impeccabilmente inglese. Un unico pensiero: rassegnare le dimissioni per un lavoro in cui non crede piu’. L’alterco nell’ufficio del direttore. E via verso mete lontane, da tutto e da tutti.

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se un AGENTE SEGRETO decidesse di lasciare l’incarico e “licenziarsi” per godere del sole e del mare di una spiaggia tropicale? Non stiamo parlando del classico impiegato d’ufficio ma di qualcuno che per lavoro legge documenti “RESERVED” o “FOR YOUR EYES ONLY”, che per un governo trama, uccide, fa sparire. Stiamo parlando di un agente così segreto che non conosceremo mai il suo vero nome ma solo un numero di identificazione e la sua ribellione a tale status.

Conosciutissimo  tra gli addicted il dialogo iniziale tra il NUMERO 2 e il protagonista, NUMERO 6:

Number 6: Where am I?

Number 2: In the Village.

Number 6: What do you want?

Number 2: Information.

Number 6: Whose side are you on?

Number 2:  That would be telling. We want information. Information. Information.

Number 6: You won’t get it.

Number 2: By hook or by crook, we will.

Number 6: Who are you?

Number 2: The new Number 2.

Number 6: Who is Number 1?

Number 2: You are Number 6.

Number 6: I am not a number – I am a free man!

Number 2: (Risate)

Il NUMERO 1 non si rivelerà mai anche se interpretazioni dei dialoghi lo danno utopisticamente proprio per il NUMERO 6.

La serie televisiva IL PRIGIONIERO (1967) racconta gli ultimi istanti lavorativi di un SUPER AGENTE GOVERNATIVO, del suo litigio con il superiore e delle conseguenti dimissioni. La libertà durerà ben poco. Seguito fino a casa verrà prima narcotizzato e rapito da un personaggio alquanto folkloristico (ricorda LURCH della FAMIGLIA ADDAMS), successivamente trasferito in un luogo segretissimo da cui è impossibile fuggire, chiamato IL VILLAGGIO. Non avrà più identità ma un numero (il 6) e farà parte di una complessa comunità di EX agenti, industriali, persone che più o meno custodiscono informazioni che dovranno essere carpite dai controllori.

Gli spettatori vivranno l’intera serie con gli occhi del NUMERO 6. Non avranno mai cognizione di quello che succede dall'”altra parte”. E il NUMERO 6 fin dal primo episodio cercherà di ribellarsi, di scappare da questa prigione alquanto particolare (identificata inizialmente come un’isola) o comunque di smontare dall’interno l’organizzazione socio-politica che la controlla.

La serie divenne ben presto un CULT seguitissimo. Tanto che il sentore era che fosse seguita in maniera compulsiva da un pubblico che per la prima volta si trovava ad assistere ad un intrigo a metà strada tra il fantasociopolitico e lo psichedelico, proprio di quegli anni. Passò quidi dai 7 episodi iniziali (ideati da McGoohan) a 26. Non si arrivò mai a questa cifra. Voci di corridoio affermano che tra il protagonista e la rete si stipulò alla fine un accordo per 17 episodi. L’ottima accoglienza del pubblico non bastò però a mantendere in vita questa particolarissima serie tanto che l’ultimo episodio f scritto proprio dal protagonista. E ancora oggi proprio questo episodio lascia tantissime perplessità e dubbi irrisolti. Gli addicted in cerca di chiarimenti lo seguirono fino a casa tanto che lui per paura dovette rifugiarsi lontano per diverso tempo.

where-am-i

Le scene in esterni del Villaggio furono filmate a Portmeirion, stazione turistica in Galles. Solo nell’ultimo episodio viene nominato il nome dell'”Hotel Portmeirion” con tanto di collocazione geografica.

Una curiosità (tra le tante): in un episodio dei SIMPSON, Homer viene imprigionato proprio al VILLAGGIO per le scottanti verità di cui è venuto a conoscenza. E avrà a che fare con il NUMERO 6, doppiato proprio da McGoohan.

La serie è un vero è proprio CULT tra gli appassionati e ha fatto storia. Tantissimi film e telefilm successivi la nominano più o meno velatamente.

sajikur

E se la Luna lasciasse l’orbita terrestre?

Immagine

(Spazio 1999)

Se lo chiesero gli autori di una serie televisiva italo britannica
ormai cult che rimarrà negli annali delle serie televisive
fantascientifiche. L’idea è semplice ed allo stesso tempo apre ad
innumerevoli scenari: il 13 settembre 1999 (!) una serie di eventi
catastrofici spinge la Luna fuori dall’orbita terrestre e la
malcapitata colonia umana di BASE ALFA si rassegna a vagare nello
spazio. Lasciamo ovviamente perdere tutte le implicazioni fisiche
dirette e indirette che ciò comporta e che furono subito tacitate per
evitare un’incongruenza iniziale impossibile da superare. Non è questo
il punto della situazione. Gli autori e i produttori (la coppia
Anderson) hanno creato un’astronave grande quanto un satellite e
questo basta come incipit ad una serie che farà storia.

Riguardandola ora, la tenerezza prende il posto dei sentimenti di
ansia e pericolo imminente che caratterizzavano la visione
(rigorosamente in bianco e nero) dell’epoca. Gli alieni avevano tutti
sembianze umanoidi, parlavano un perfetto inglese (tradotto in
perfetto italiano). Molti di loro, così come tutti i componenti dello
STAFF ALFA, indossavano abiti con spalline importanti e pantaloni a
zampa d’elefante (senza tralasciare le comodissime zeppe spaziali). I
pianeti alieni presentavano atmosfera sempre compatibile con il genere
umano e la flora solitamente era rappresentata da lampade disegnate da
un noto architetto (lo stesso che firmerà gli arredamenti di BASE
ALFA).

L’apoteosi si raggiunge quando uno dei protagonisti indossa occhiali
da sci di una nota marca per proteggersi da pericolosissime radiazioni
di un mondo alieno. Ma questa semplicità (ora divertente per i serial
tv addicted come me) bastava per rendere la scena concitata e
drammatica (lo proteggeranno, con che tecnologia avanzata sono stati
prodotti?).

Con la seconda stagione cercarono di introdurre una novità che
riportasse gli ascolti ad un livello ragionevole (dopo la separazione
dei produttori) introducendo la bella aliena MAYA (se non fosse per
quelle sopracciglia aliene non avrei immaginato la provenienza
extraterrestre). Mutaforma con propensione a quelle conosciute o
comunque umanoidi.
Questa novità non darà però il risultato sperato e il pubblico non
avrà mai un’ultima puntata chiarificatrice.

Naturalmente (come in tutte le serie dell’epoca che si rispettino)
nessuno dei protagonisti morirà mai. Ricordate le squadre di sbarco di
STAR TREK? Tre protagonisti ed uno sconosciuto. Indovinate di chi sarà
il cadavere abbandonato sul pianeta ostile. Ma questa è un’altra
storia che vi racconterò.

(sajikur)