A volte ritornano, ed è un bene: X-Files

Sono tornati.

Dopo quasi 14 anni. Dopo 9 stagioni che hanno cambiato la storia della TV, tra il 1993 e il 2002.

Sono tornati Mulder e Scully.

Sono tornati Skinner, il vice capo dell FBI e l’uomo che fuma.

Sono tornati gli alieni, il complotto, la cospirazione e i mostri.

E’ tornata la vecchia, magnifica sigla che, con scelta azzeccatissima, accompagna anche la decima stagione.

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Chi negli anni Novanta è cresciuto a pane e X-Files non può trattenere l’emozione di fronte ad un ritorno fino a qualche anno fa inatteso, poi possibile ed ora inevitabile. Ci sarà tempo per cogliere il senso di un’operazione che, già dalle prime sequenze del primo episodio sembra scompigliare le carte distribuite nel corso degli anni. Nei primi due nuovi episodi si torna a parlare del complotto governativo, anche se visto sotto una luce del tutto nuova (non sembra più che i cattivi siano gli ufo…), di ibridi umani-alieni, di tecnologie sovra-umane, di sperimentazioni genetiche, di bimbi nati nel mistero. E non c’è dubbio che i due protagonisti siano “cambiati”: Mulder un sopravvissuto a sé stesso, Scully una scienziata con molti più dubbi e ombre nel cuore.

La nuova serie conserva meravigliosamente inalterati gli ingredienti che hanno costruito il mito: la suspence estrema, la battaglia per la verità, le sfumature horror, l’ironia.

Ci saranno nuove storie e nuove atmosfere. Ci abitueremo. Magari ci arrabbieremo e non capiremo.

Ma sarà un bel viaggio.

Gli X-Files sono stati riaperti.

E la verità è ancora là fuori.

 

 

The Leftovers. Il destino che bussa alla porta

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E’ ormai universalmente acclarato che le serie televisive di recente prodotte dai networks statunitensi siano ormai la vera frontiera della creatività autoriale, risultando decisamente più interessanti ed attrattive dei prodotti cinematografici, ormai adagiati su stanchi cliché di generi ormai prosciugati.

Tra i lavori più sorprendenti, ecco The Leftovers, serie creata per HBO da Damon Lindelof (già autore di Lost !!) e Tom Perrotta ed interpretata da Justin Theroux, Liv Tyler, Amy Brenneman: un dramma filosofico, che assume a tratti i colori del thriller e dell’horror.

Il tema centrale della serie è l’improvvisa sparizione del 2% della popolazione mondiale, il 14 ottobre di un anno imprecisato. Le vicende si svolgono nella piccola contea di Mapleton (New Jersey) a partire dal terzo anno successivo alla scomparsa e raccontano come i sopravvissuti (leftovers) vivano nel ricordo di quel tragico evento, di cui non esiste ancora una spiegazione (un evento biblico, tipo giorno del giudizio?? l’intervento di forze sovrannaturali??). Chi è rimasto vive in una specie di limbo, in attesa di risposte che forse non arriveranno, o a fare i conti con il suo passato, con gli errori e con tutte le mancanze di cui si sente responsabile. Questa condizione sembra portare in breve tempo alla dissoluzione conflittuale della piccola comunità.

The leftovers è una serie che richiede un’intensa partecipazione intellettuale, in quanto non offre alcun appiglio narrativo, ma sembra quasi ritornare ciclicamente su sé stessa, aggiungendo ogni volta nuovi temi e nuove speculazioni sui personaggi che, ad ogni episodio, appaiono sempre sotto luci diverse.

Non c’è dubbio che molti spettatori possano essersi sentiti scoraggiati, o spaesati, di fronte a una storia che non sembra portare da nessuna parte, se non aggiungere nuova incertezza ed inquietudine ad ogni minuto che passa.

Tuttavia, il senso di smarrimento di fronte alle cose che capitano all’improvviso senza rimedio (11 settembre?), all’incombenza del destino ed al grande mistero della vita oltre la vita, sono qui amplificate a dismisura; diventa quasi impossibile trattenere l’emozione di fronte a questioni che non possono non toccare chiunque: tutti abbiamo perso qualcosa, o vorremmo rivedere qualcuno, o vorremmo non aver fatto qualcosa che ci rimorde la coscienza…

Il tema della sospensione e dell’inquietudine domina ormai la cultura moderna in ogni sua espressione artistica, testimoniando senza dubbio un’epoca umana dominata dalla paura, dall’angoscia e dal ritorno ad una sorta di individualismo “difensivo”.

Se questa è la nuova era della TV, ben venga.

Quanto al cinema, beh, continui ad occuparsi di vampiri e/o supereroi metà umani e metà (o del tutto) di plastica…