Aggiungi un posto a tavola…

Rimasto a corto di soldi per pagare l’affitto di casa dove vive con la mamma, il buon Gianni accetta di ospitare per Ferragosto anche la madre dell’amministratore, in cambio dell’estinzione del debito. Tuttavia, al gruppo si aggiungono ben presto altre presenze inattese..

Non resta che affrontare la festività e organizzare un bel pranzo..

(dati e spunti critici tratti da cinematografo.it)

 

PRANZO DI FERRAGOSTO

CAST

Regia:               Gianni Di Gregorio

Attori:             Valeria De Franciscis, Gianni Di Gregorio, Marina Cacciotti, Maria Calì,                                    Grazia Cesarini Sforza, Alfonso Santagata, Luigi Marchetti, Marcello Ottolenghi

Soggetto:           Gianni Di Gregorio, Simone Riccardini

Sceneggiatura:  Gianni Di Gregorio

Fotografia:          Gian Enrico Bianchi

Musiche:               Ratchev & Carratello

Montaggio:         Marco Spoletini

Scenografia:       Susanna Cascella

Costumi:               Silvia Polidori

Suono:                   Filippo Porcari – (presa diretta)

 

PREMI

– PREMIO ‘LUIGI DE LAURENTIIS’ PER LA MIGLIOR OPERA PRIMA ALLA 23. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA, MOSTRA DI VENEZIA 2008. PREMIO FRANCESCO PASINETTI (SNGCI) COME MIGLIOR FILM E PREMIO ISVEMA PER UN’OPERA PRIMA O SECONDA.

– DAVID DI DONATELLO 2009 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR PRODUTTORE (MATTEO GARRONE).

– NASTRO D’ARGENTO 2009 A GIANNI DI GREGORIO COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR MONTAGGIO.

CRITICA

“E’ talmente sincero questo piccolo presepe ferragostano in una Roma deserta, tra le mura di una antica casa trasteverina, con la cucina dai vecchi fornelli, il tavolo di marmo, il salotto buono e le posate d’argento tirate fuori dall’astuccio per le ‘Ferie di Augusto’ che guai se non si festeggiano soprattutto all’ombra del Cupolone…Sono così straordinariamente divertenti le quattro vecchiette ultraottantenni che per un caso si ritrovano proprio lì, tutte insieme e amiche da qualche ora a mangiare il pesce pescato nel Tevere e la lasagna che è veleno per una di loro perché c’è il formaggio e il pomodoro che dà acido… Ed è altrettanto sincero anche lo spunto dal quale il regista e interprete, Gianni Di Gregorio, parte per raccontare un ritaglio di quotidiano talmente speciale e arguto e tenero e spassoso che per la proiezione di ‘Pranzo di Ferragosto’ tutti volevano partecipare al Pranzo più passaparolato della Mostra. Ci si ritrova il sapore di vecchi film della Roma assolata e popolarmente elegante, c’è la solidarietà furbesca delle maschere eduardiane, si respira un po’ di Emmer e torna alla mente la grazia comica dell’arte di Nanni Loy. Insomma, questo piccolo ‘Pranzo di Ferragosto’ è stato giustamente salutato ieri come evento al Festival, scroscianti applausi agli attori”. (Leonardo Jattarelli, ‘Il Messaggero’).

“Il film è una commedia sulla terza età che non fa sconti buonisti a nessuno. (…) La malinconia e il rimpianto ci sono, ma come circonfusi da una voglia di vivere che, essendo più alta del colesterolo e della pressione, non esita a comprarsi le piccole soddisfazioni che figli distratti e società frettolosa tendono fatalmente a reprimere”. (Valerio Caprara, ‘Il Mattino’)

“Per favore non toccate le vecchiette, almeno le sue quattro star alte di colesterolo, a Gianni di Gregorio, regista, attore, spendendo di vita propria, della sorpresa della Mostra, ‘Pranzo di Ferragosto’, commedia all’ italiana cinica e divertente sulla terza età. (…) E’ peccato raccontarlo perché il film è pieno di intelligenti deviazioni psicologiche: spiritoso e cattivo, due virtù convivono. (…) Il regista si scelse come attore, ha girato in fretta, mai frettolosamente, nei luoghi dove la storia è nata e dove finisce in modo inaspettato, con un ribaltamento di prospettiva, mantenendo la cattiveria di una vera commedia che porta il Dna di Risi, Scola, Monicelli ma difendendo la qualità dei sentimenti. Per le attrici, dopo aver pensato a professioniste in naftalina, l’autore ha scelto invece signore con rughe e acciacchi presi dalla vita che non avevano mai recitato. Mamma è una nobile decaduta che mette qua e là francesismi come nei romanzi di Tolstoj, le altre tre sono più trash ma non sono le fruttarole mogli di Sordi ma borghesi che nascondono dietro le ricette, le ripicche per la tv e gli appunti affettivi, anche profonde malinconie. La più anziana delle star, tutte felici al Lido, classe 1918, dice che se dovesse rinascere si farebbe monaca e tutte insieme sperano di aver iniziato una nuova carriera”. (Maurizio Porro, ‘Corriere della Sera’)

“Un quartetto di vecchiette, prima bizzose e a disagio fra loro poi così contente da pagare il loro ospite per continuare a stare insieme. Una cronaca dal vero, ma molto fine, con allusioni
indirette, indicazioni sommesse di simboli, facce bene incise da interpreti tutti, donne e uomini, non professionisti. Un gioiello per intenditori”. (Gian Luigi Rondi, ‘Il Tempo’)

“Gianni Di Gregorio si definisce un esordiente un po’ maturo. Alle spalle ha una lunga esperienza di sceneggiatore e assistente per altri registi, prima ancora c’è stato il teatro, e poi l’incontro con Matteo Garrone, ai tempi di ‘Terre di Mezzo’, un film che lo conquista. ‘Pranzo di ferragosto’, che il ministero aveva fiutato, parlava di vecchie, un soggetto poco glamour, è stato realizzato con un budget molto basso, grazie alle invenzioni e alla disponibilità di chi vi ha preso parte, molti del gruppo di Garrone che produce il film (lo monta con l’ironia giusta Marco Spoletini, consulente e Massimo Gaudioso sceneggiatore per ‘Gomorra’). E poi gli attori, a cominciare dalle splendide protagoniste, tutti non professionisti a parte Alfonso Santagata, il furbo amministratore del condominio (…) Non è facile tenere insieme queste suggestioni, Di Gregorio non solo ci riesce ma inventa anche uno spazio narrativo totalmente libero, nel quale ogni personaggio rappresentando se stesso come se ci mettesse il proprio vissuto, fluido come un’improvvisazione, ‘vero’ senza artifici che non siano il cinema e le sue ‘regole’, col respiro essenziale della distanza ravvicinata”. (Cristina Piccino, ‘Il manifesto’).

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