War horse. La guerra e la povertà

Tra i tanti pregi del suo lavoro cinematografico, a Steven Spielberg va certamente attribuito il merito di aver saputo raccontare piccole storie nell’ambito dei grandi drammi della storia. I protagonisti del suo cinema a cavallo del tempo (dalla guerra di secessione alla seconda guerra mondiale) non sono mai i generali, o i condottieri, ma chi invece è vittima impotente della guerra: i civili, i soldati allo sbaraglio, gli innocenti destinati al sacrificio, tutti impegnati in una lotta furibonda per la sopravvivenza.

In War Horse, Spielberg racconta l’amicizia tra un cavallo (Joey) e il suo padrone: il rapporto tra i due, nato nelle campagne inglesi e fortificatosi lungo la fase dell’addomesticamento, viene spezzato dallo scoppio della guerra.

La critica ha spesso ritenuto che il film, al di là del suo straordinario impatto visivo e della imponente e dettagliata ricostruzione bellica, fosse esageratamente zuccheroso e favolistico. In effetti le sequenze che vedono il cavallo Joey protagonista al fronte risultano indiscutibilmente esagerate e non credibili: l’antropomorfizzazione del cavallo e dei suoi sentimenti è davvero stucchevole.

Tuttavia, il film risulta apprezzabile in quanto rappresenta il dramma delle popolazioni rurali (quindi la quasi assoluta totalità delle comunità europee nel primo novecento), quando la povertà dilagava nelle campagne. Quando le famiglie possedevano (o coltivavano a mezzadria) un pezzettino di terra magari sterile, sul quale concentrare le fatiche di un anno intero per ricavarne a malapena il prezzo dell’affitto e, se andava bene, un po’ di cibo da trattenere in casa; quando anche i bambini erano costretti a lavorare nei campi abbandonando la scuola; quando un temporale feroce, o la calura estiva, costringevano alla resa e alla sconfitta.

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Ecco: su queste povere comunità rurali la guerra si accaniva più ferocemente. Si dovevano nutrire i soldati di passaggio, magari subire i loro soprusi, magari perdere ogni cosa: i cavalli, i mobili, i campi… ed i figli, se arruolati di forza al fronte.

Generazioni distrutte e spazzate via in un attimo.

Mentre sta per ricorrere il centesimo anniversario dello scoppio della Prima guerra mondiale, vale la pena ricordarci da dove veniamo, l’essenza delle nostre radici e i sacrifici dei nostri antenati.

War horse ha il merito di raccontare anche questo. Soprattutto questo.

E non è una favola.