Chi resta.

Che cosa resta da fare a chi resta, se non lottare contro dio e tutto ciò che rappresenta.   O addirittura essere come dio, ma dall’altra parte.

Una raccolta di nomi in bianco e nero, attraversa lo schermo di fronte agli spettatori.                                                                                                                              Alle spalle degli attori, chiamati in scena a raccontarle le storie di quei nomi composti in lista.                                                                                                                                        Lunga come la Storia dell’Italia.

L’Italia nera, degli anni di piombo.                                                                                       L’Italia lacerata, dalle stragi di mafia.                                                                                   L’Italia corrotta, da abusivismo e tangenti.

In mezzo a tutti quei nomi, resta lo Stato. Che non protegge, ma si protegge. E tutti quei nomi, dall’altra parte.

Quelli che hanno amato, e si sono ritrovati orfani. Vedove. Portatori di lutti improvvisi e inaccettabili.                                                                                                                      Quelli che si sono armati. Per odio e ideale. Per noia borghese. Per un sogno che nessun altro riesce ancora a vedere. Ad oggi, nemmeno più loro.

In questa Storia forse dei nomi dei singoli, degli episodi in particolare, si può fare a meno. Una tragedia personale, se ripetuta più volte, diventa tanto collettiva da non temere anonimato.

Su tanti protagonisti senza nome, solo uno risuona esteso fino al cognome.    Riconoscibile come il tonfo alla fine di un volo. Quello che spiccò oltre le finestre della questura milanese.                                                                                                           Come se in quell’assassinio rimasto impunito, ci fosse tutto il senso della nostra Italia e tutta l’impotenza del nostro stesso stato.                                                                            Uno stato troppo piccolo per queste grandi tragedie.

Che resta quindi a chi resta sopra e sotto il palco, dentro e fuori la cronaca.                     Che speranza, che giustiza? Eppure qualcosa resta, ben oltre la memoria che mastica rabbia.

“Un pezzettino di utopia, da portare in tasca”.                                                                     Una fede superiore alla mancanza. In bilico tra costruzione del perdono e ricerca di giustizia.

Chi resta, dal 22 novembre al 5 dicembre 2013. Teatro Sala Fontana – Milano

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