Una specie di Alaska

Giorni ingoiati senza nemmeno sporcarsi. Rosa, neri, pari e dispari.

Uguali, dentro l’estetica immobile di un sonno che sfiora i trent’anni. Come quella famosa guerra ricordi? Quella che si studia a scuola, laggiù in Europa. Oltre il mare che fa rumore di gabbiani. Quelli che piacciono tanto alla tua sorellina. 
 
Di guerra tu ne ricordi un’altra. Scoppia ancora il Napalm che incendia il Vietnam.
È tutto finito, ma tu non lo sai ancora. Tu sai di soldati al fronte e di giochi e ripicche con le tue sorelle. Una troppo piccola per darti retta e un’altra invece troppo grande per starti dietro. Con quelle gambe lunghe che accavalla morbide poi. ..Sapessi come le attorciglia, sembrano due code di gatto.
 
Il bacio della buonanotte e la mamma che poi ti viene a svegliare quando stai per fare troppo tardi. Chè a te poi nemmeno piace dormire, figuriamoci!
 
E allora cosa mi sta raccontando quest’uomo che mi dice che ho dormito tanto. Ma tanto quanto?
 
Parla con voce da sconosciuto e io vorrei solo la mia camera, la mia mamma e il mio papà. 
Ma lui parla e io non so dove sono e perché. Dice che ho dormito, quasi come fosse una colpa. 
E dice che tanto è proprio tanto.
Tanto da cambiare le cose.
Quelle che conosco. Persino me stessa.
 
E persino Pauline, la piccolina.
Una vecchia che mi abbraccia e mi bacia e mi dice che è la prima volta che la guardo.
 
Vivere senza respiro. Intanto finiscono guerre mentre altre cento in altri cento posti scoppiano. Vivere senza sapere com’era l’ultimo bacio della mamma. Adesso chiuso per sempre dentro la sua bocca che riposa nell’eternità lontana che solo i morti conoscono e sanno.
 
Tu non sai. Tu non sei più. Non sei stata morta, perché adesso sei viva. Eppure non hai vissuto nemmeno uno di quei giorni. Nessuno dei tanti. Nè quelli neri nè quelli rosa. Nè i pari nè i dispari. 
 
In un altro mondo. Un altro tempo. Una specie di Alaska, dove nessun audace riusciva ad arrivare. 
 
E dove invece il pubblico entra, quasi costretto dallo spazio senza palcoscenico. Freddo e minimo come solo gli ospedali possono essere. Per copione d’abitudine e necessità. 
 
Un letto, un tavolo. Poche sedie.
Un uomo che aspetta. Una donna che dorme. Un’altra nascosta in attesa di un risveglio da autopsia.
 
Una specie di Alaska, rilettura egregia di Harold Pinter di uno dei racconti fatti da Oliver Sacks in “Risvegli”, viene portato mirabilmente in scena da Valerio Binasco al Teatro Franco Parenti di Milano. Fino al 19 Maggio.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...