Galileo & co., la luce della ragione

24 maggio 1543, Frombork (Polonia).

Un uomo sta morendo. Sul suo letto di morte viene posata la prima copia del libro per la cui stesura si era impegnato per gran parte della sua vita e dei suoi studi; l’uomo vede il libro, sorride ed esala l’ultimo respiro. Quell’uomo è Nicolò Copernico, e quel libro il De revolutionibus orbium celestium.

La pubblicazione del libro che ha originato il pensiero moderno attraverso la più straordinaria rivoluzione culturale della storia umana non poteva che essere ammantata di leggenda. Per 70 anni quest’opera circolò in un ristrettissimo ambito di studiosi: era suddivisa in 6 libri, cinque dei quali stracolmi di calcoli astronomici difficilissimi ed incomprensibili ai più e, pertanto, ignorati dai filosofi e dalle autorità religiose. Solo nel primo si accennava al fatto che la Terra potesse orbitare attorno al Sole ma, in ragione del contenuto matematico dell’opera, essa fu considerata un mero lavoro da astrologi.

Solo due persone, circa 7 decenni dopo, capirono la portata esplosiva di quei 5 capitoli e la grande rivelazione in essi contenuta. Uno dei due, Johannes Kepler pubblicò con la Astronomia Nova un nuovo libro in cui, grazie a calcoli rigorosi e scientifici, enunciò le prime due leggi sul moto dei pianeti attorno al sole. Nessuno gli contestò nulla.

Il secondo, tale Galileo Galilei, dopo lo studio della fisica del moto, aveva cominciato a baloccarsi con un aggeggio inventato da un olandese: un lungo tubo con al suo interno delle ottiche, il quale ingrandiva oggetti lontani e che fu chiamato “cannocchiale”. Galileo vi apportò alcune correzioni e, anziché alla terra, lo puntò al cielo, spalancando gli occhi dell’uomo sul palcoscenico dell’universo. Osservò le montagne della Luna, le fasi di Venere, i satelliti di Giove, gli anelli di Saturno (anche se non li capì) e pubblicò i risultati delle sue ricerche sul Sidereus Nuncius.

Pretese però che queste osservazioni diventassero la nuova Filosofia, riconoscendo ancora implicitamente il primato della speculazione ideologica sull’osservazione empirica (proprio lui che, puntando gli occhi al cielo, aveva inventato la Scienza). Fu allora che la Chiesa comprese.

Comprese che l’architettura dogmatica platonico-aristotelica costruita nel Medioevo era in grosso pericolo, che la forza della Ragione stava per sostituirsi al mistero della Parola. E reagì, arrivando a estorcere a Galileo l’abiura, mediante quello che ancora oggi è da considerarsi come un enorme atto di violenza ideologica ed oscurantista.

Di questo parla ITIS Galileo, meraviglioso spettacolo-parola di Marco Paolini, divertente ed appassionante.

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La nascita del mondo moderno, la vittoria della Ragione sul Dogma, della volontà personale contro il conformismo ideologico.

La personalità dirompente, rivoluzionaria e un po’ pasticciona di Galileo.

L’Italia, ovvero di come tutto, fin da quei tempi, si riduca a scontro ideologico.

ITIS Galileo. La tecnica e la scienza.

It is Galileo. E come potrebbe non esserlo?

Ne riparleremo

ARGO. E il cinema superò sé stesso.

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Residenza dell’ambasciatore canadese a Teheran, in piena rivoluzione islamica: in quella casa ci sono 6 funzionari statunitensi e Tony Mendez, l‘agente della CIA che li deve esfiltrare dall’IranQuando arriva una telefonata inattesa dal quartier generale di Washington, anche il cinefilo più navigato non può trattenere l’emozione e l’angoscia.

E’ la scena centrale di ARGO, splendido gioiello firmato da Ben Affleck, e uno dei tanti momenti di grande cinema offerto dalla pellicola, basata su una storia vera e su documenti della CIA derubricati dal Presidente Clinton. Nel 1979, durante la rivoluzione komeinista, sei funzionari dell’ambasciata statunitense si rifugiano nella residenza dell’ambasciatore canadese; per sottrarli alla cattura, la CIA monta un’incredibile finzione, cioè la produzione di un finto film di fantascienza da girare nel deserto iraniano (che somiglia tanto al Tattoine di Lucas), con la quale infiltrare nel paese i propri agenti.

L’elemento vincente di Argo è la sovrapposizione di diversi livelli narrativi: c’è la spy-story alla 007 e c’è il documento storico che racconta, con l’ausilio dei filmati dell’epoca, uno tra i fatti più drammatici del Novecento, in cui la politica americana non è motore immobile: la condanna della violenza della rivoluzione non prescinde dalla denuncia del sostegno fornito dal mondo occidentale al preesistente regime dello scià, violento e rapace. Su questo punto, Argo non tace.

Spesso il cinema a stelle e strisce ha riscattato agli occhi del mondo l’immagine degli USA ben prima della politica: Tutti gli uomini del presidente (Watergate), Il cacciatore e Platoon (Vietnam), The hurt locker (Medio Oriente); opere che per prime hanno analizzato le storture e gli errori politici e militari delle amministrazioni americane e che hanno preparato la strada alla contrizione politica: sia chiaro, questa è la forza di una nazione che è abituata a lavare i propri panni in pubblico, senza lanciare anatemi, né costringere all’esilio, o al silenzio, le voci dissonanti… (Putin, Assad, Ahmadinejad, mi leggete ?!?).

Ma ciò che fa volare altissimo il film di Affleck è l’incredibile intreccio di realtà e finzione: il vero Argo racconta la storia di un finto Argo, che fu annunciato al solo scopo di introdurre in Iran agenti della CIA sotto le mentite spoglie di tecnici cinematografici, con il fine di liberare funzionari americani che si spacciavano per canadesi. Geniale !!

E straordinario è il fatto che la sceneggiatura reale giacente ad Hollywood alla fine degli anni ’70 viene realizzata trent’anni dopo da Affleck per raccontare di come il film che da essa doveva nascere non fu girato !!

La preparazione del finto film è narrata all’interno di una cornice caricaturale e dissacrante di quella Hollywood, in cui si aggirano produttori falliti, scrittori senza idee, e sceneggiature orfane di autori. Con un occhio benevolmente canzonatorio, Affleck racconta di quel mondo vuoto, che improvvisamente si ridesta e ritrova l’entusiasmo per una giusta causa, in ragione della quale però esiste il rischio di compromettere brillanti carriere o prosciugare qualche conto in banca. Ciò che sorprende è come il racconto della nascita del finto Argo sia intercalato alle voci (vere) ed alle immagini originali dell’epoca.

In una sequenza semplicemente stupenda troviamo John Goodman che legge alla stampa la trama farlocca mentre si sentono in sottofondo le voci originali dei reporter e quella del presidente Carter. Ad un certo punto John Goodman dice: “Fine della sceneggiatura” e partono gli applausi dei cronisti presenti.

Ma chi ha recitato davvero?